INTRODUCTION TO DEBATES

INTRODUZIONE AI DIBATTITI DELLA FIERA

(translations below)

VENERDI’

Ore 17 (capannone)

Presentazione della fiera e confronto a partire dal testo di posizionamento

Anarchicx, editoria e violenza di genere

Sulla necessità di (ri)costruire: tra etica, affinità e fiducia

La stampa anarchica e’ sotto attacco. Assistiamo da tempo ad operazioni repressive volte a stroncare la diffusione delle idee anarchiche, in Italia come altrove. Abbiamo ritenuto necessaria l’organizzazione di una fiera, per incontrarsi, scambiarsi prospettive, analisi, o semplicemente per (ri)conoscersi. Visti gli spiacevoli episodi di violenza di genere legati ad alcuni componenti di progetti editoriali, e alla difficoltà di trovare delle modalità di risposta soddisfacenti, vorremmo aprire uno spazio di confronto sul come continuare a portare avanti le nostre tensioni, senza imbattersi in meri schieramenti e prese di posizione a priori. Pensiamo che le polarizzazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni non facciano altro che deviare l’attenzione dal problema che le ha generate: la violenza di genere nei nostri ambienti e quindi anche in contesti editoriali. Non ci interessa creare ulteriori spaccature e divisioni, nè entrare nel merito di questioni specifiche. Puntiamo alla costruzione di un momento di confronto aperto e sincero, che esuli dai chiacchiericci e dai gossip di movimento, per provare a scardinare quelle dinamiche di potere che negli ultimi tempi hanno reso difficile, se non impossibile, una condivisione sui metodi e sulle tensioni che ci spingono, ancora oggi, alla scrittura e alla diffusione di idee e pratiche rivoluzionarie.
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SABATO
Ore 10.30 (capannone)

Presentazione del libro Carte, forbici, sassi

Sfida da e contro le prigioni e il patriarcato

Un insieme di voci di compagne che, ognuna partendo dai suoi interessi ed esperienze personali, possa contribuire alla narrazione di cosa è, oggi, concretamente, il carcere femminile, e di cosa è nello specifico per le compagne anarchiche. Vorremmo creare uno strumento di conoscenza che rompa l’isolamento e ci possa rendere più forti e preparate. Sappiamo che non esistono ricette né verità assolute, ed è per questo che riteniamo interessante vedere il carcere femminile dagli occhi delle compagne. Perché tutte si sono opposte, in varie forme, al suo potere di coercizione, ed è lì che si capisce cos’è, non descrivendolo in sé ma guardandolo nelle forme della sua ristrutturazione di fronte alla resistenza.
Condivisione di esperienze intorno all’universo carcerario che reputiamo ancor più urgente se pensiamo alla detenzione femminile. L’immaginario carcerario a cui abbiamo avuto più facilmente accesso – attraverso preziosi racconti orali, autobiografie, analisi e forme artistiche – riguarda la sua parte maschile. Ma le nostre esperienze nelle istituzioni totali hanno delle specificità che è necessario nominare per non cadere nell’appiattimento attorno al soggetto maschile inteso come universale. Vorremmo anche andare oltre all’intendere il femminile come una semplice specificità, come se fosse una sottocategoria del genere carcere. Ci sembra invece che proprio perché nel carcere femminile sia più evidente il volto patriarcale del potere, comprendendolo si possa anche gettare luce su questo aspetto del dominio che permea anche il carcere maschile, e tutta la società occidentale.
Non è stato facile per nessuna scrivere queste parole; mettersi al tavolo e ripensare, rivivere, chiedersi di tutto quel magma esperienziale cosa potesse essere utile, cosa controproducente, cosa troppo intimo, cosa troppo banale. Questi testi sono autobiografici e parlano di momenti nelle vite di ognuna anche difficili e dolorosi; in diversi dei testi che presentiamo ciò non viene nascosto. Questo per noi è un motivo in più per trovare l’ispirazione nelle parole di chi ha attraversato la paura e l’ha saputa trasformare: troviamo doppiamente validi questi racconti perché sanno non minimizzare le emozioni difficili da vivere, quelle che ci fanno sentire deboli, e al contempo condividerle, per ricordarci che possiamo essere forti. Il fatto stesso che queste compagne abbiano deciso di scrivere questi testi per noi significa che anche attraverso l’esperienza del carcere è possibile trovare la forza di affrontarlo dentro di noi con le nostre idee e il nostro amore per la libertà.
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Ore 15.30 (capannone)

Presentazione del libro Le nichiliste russe. Collana: La vita non attende

“Il principio fondamentale del nichilismo propriamente detto, fu l’individualismo assoluto. Era la negazione, in nome della libertà individuale, di tutti gli obblighi imposti all’individuo dalla società, dalla famiglia, dalla religione. Il nichilismo fu una reazione appassionata e potente, non contro il dispotismo politico, ma contro il dispotismo morale, che pesa sopra la vita privata ed intima dell’individuo”.

da La Russia sotteranea, Syepniak S. (1882)

“Potete perseguitarci fin quando avrete la forza materiale, ma noi abbiamo la forza morale, la forza del progresso storico, la forza delle idee, e le idee non possono essere fermate dalle baionette. […] Se quella società ideale che noi sogniamo si potesse realizzare senza alcun rivolgimento violento, ne saremmo felici con tutta l’anima. Penso unicamente che in determinate circostanze la rivoluzione violenta è un male inevitabile…”.

Dichiarazione di Sof’ja Bardina al Processo dei Cinquanta (1877)

Nelle nostre intenzioni questo libro vuole essere il primo contributo di una ricerca più ampia, che ci ha appassionate, sulle vicende delle rivoluzionarie russe tra la seconda metà dell’Ottocentoe i primi del Novecento.
Affinché la memoria dei loro gesti non rimanga una mera opera celebrativa ma possa fornire validi spunti di riflessione per chi ancora oggi sceglie di agire, animata da una sincera idea di libertà. Sono storie di donne, centinaia, che hanno scelto tanto di non piegarsi al modello che la società aveva stabilito per loro – prima di signorine esemplari poi di mogli devote ed infine di madri diligenti – quanto di rifiutare il privilegio derivante dalla loro classe di appartenenza in nome di un’idea pagata in alcuni casi anche con la vita.
Non vogliamo dipingerle come eroine né martirizzarle ma solo restituire il posto che spetta loro.

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Ore 16.30 (Pub)

Presentazione del libro No fuimos nosotros quienes asesinamos a Puig Antich a cura di Prometeo Ediciones

Cinquant’anni fa, il 2 marzo, la giustizia franchista assassinò Salvador Puig Antich con la vile garrota nel carcere “La Modelo” di Barcellona. Aveva ventisei anni.
Insistiamo sul fatto che non è sufficiente ricordare x compagnx assassinatx senza dare loro la vita, perché sono loro che ci fanno continuare a confrontarci con il sistema che lx ha uccisx. A niente servono gli omaggi se vengono spogliati delle loro azioni e dei loro pensieri, visto che devono accompagnarsi con la memoria viva; a niente serve far sfilare Puig Antich come un santo ogni marzo, circondato dallo spettacolo di una processione affollata. Questo libro è stato realizzato con l’intento di far conoscere le esperienze svolte nell’ambito del coordinamento dei Gruppi Autonomi Internazionalisti Rivoluzionari (GARI), e di approfondire il loro intervento, che mirava a neutralizzare le pene di morte che lo Stato franchista promise di portare avanti contro Oriol Solé Sugranyes e Josep Lluís Pons Llobet, ex militanti del Movimento di Liberazione Iberico (MIL). I GARI non aspettarono niente e nessuno per lottare per x compagnx prigionierx. Così come si mobilitarono si dissolsero, tra le lotte, lasciando un buon numero di azioni in vari paesi (Francia, Italia, Svizzera, Spagna) e molte riflessioni sulle loro azioni ed idee. 
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Ore 18 (capannone)

Estrattivismo: pietra angolare del capitalismo europeo in guerra

Discussione plenaria a partire dal contributo della redazione della rivista anarchica Lahar
Esistono molti punti di vista dal quale approcciare la tematica dell’estrattivismo, tutti, peraltro, strettamente intrecciati fra loro. Le materie prime sono, lo dice il nome stesso, di importanza primaria per il mantenimento materiale dell’ordine capitalista, ed è per questo che su di esse si giocano gli interessi economici e di potere più macroscopici, gli equilibri geopolitici mondiali, è per la supremazia sul loro rifornimento che si muovono guerre commerciali e militari. Per questo, parlare di estrazione delle risorse può essere una buona lente per leggere le epocali trasformazioni economiche e sociopolitiche in atto, un punto di partenza elementare da cui provare ad analizzare fenomeni globali di cui è difficile avere una visione complessiva.  
L’aspetto su cui si focalizzerà la parte analitica di questo dibattito vorrebbe essere l’interconnessione tra estrattivismo e guerra, un tema di bruciante attualità.
Per molti aspetti, infatti, sono ormai passate in secondo piano le retoriche europee che tingevano di verde la necessità di rilancio economico post-pandemico attraverso l’elettrificazione e la digitalizzazione, così come ormai non si fa più mistero di mettere sul tavolo delle trattative di una pace armata la supremazia sul controllo delle terre rare. 
L’importanza della sicurezza di approvvigionamento di energia e di quei materiali definiti (con terminologia appunto bellica) critici e strategici diventa ancor più cruciale, una volta infrantosi il sogno neoliberista della globalizzazione e della “pace” dei liberi mercati, in un mondo che si sta riarmando per ridefinire la suddivisione delle sfere d’influenza e delle alleanze globali.   
La seconda parte del dibattito, dopo aver abbozzato insieme un’analisi del cosa sta succedendo e del perché, oggi più che mai, l’estrazione di determinate materie prime sia diventata di importanza capitale, verterà invece sul come noi, da anarchicx, ci possiamo porre come ostacoli all’avanzata della cosiddetta megamacchina. Prenderemo spunto da proposte, azioni e campagne di lotta degli ultimi tempi in vari luoghi e contesti, col proposito di farle dialogare tra loro nell’ottica di un mutuo appoggio che sia sconfinato e che ci aiuti a orientare il nostro agire.
Lottare contro l’estrattivismo può voler dire, forse, tentare di inceppare proprio il primo ingranaggio tangibile dello sfruttamento del vivente, della distruzione degli ecosistemi, del controllo tecnologico… Può voler dire minare il pilastro su cui poggia un mondo in guerra.
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DOMENICA
Dalle ore 10 in poi (ai banchetti)

Cartoline d’evasione

“Workshop” di scrittura ax prigionierx, di incisione e stampa di cartoline con materiali di recupero e linoleografia.
Pensiamo sia importante ritagliare del tempo e dello spazio durante la fiera per dedicarci alla creazione di contributi e lettere da inviare ax prigionierx.
L’idea è di una stazione aperta con del materiale a disposizione dove ognunx si può prendere un momento per condividere discussioni, pensieri ed immagini per riuscire a fare breccia sull’isolamento cui vorrebbero condannarci.
La scrittura è una pratica sovversiva su cui la censura viene inflitta molto facilmente e le cui regolamentazioni sono sottomesse al controllo arbitrario dell’amministrazione penitenziaria; riteniamo per questo di responsabilizzarci nel diffondere e collettivizzare le informazioni in mutamento sulla corrispondenza in carcere. 
La necessità è di far arrivare oltre le sbarre ogni iniziativa che ci coinvolge, attraverso lettere come arma di solidarietà e momenti di evasione.
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Ore 10.30 (capannone)

Disertare la supremazia umana, l’antropocentrismo e la mercificazione del vivente: l’antispecismo è parte di un agire e vivere anarchico

Con queste parole vorremmo introdurre una discussione, non frontale, ma più possibilmente assembleare sul perchè l’oppressione sistemica di specie sia quasi scomparsa dalle coordinate di liberazione totale che,
crediamo, sia il fine della tensione anarchica. Di certo alle nostre latitudini pare quanto meno accantonata se non dimenticata la lotta antispecista: ci auspichiamo che questo sia un momento per riprendere un dibattito necessario sulla teoria e sulla pratica anarco-antispecista.
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Ore 11.30 (Pub)

Sempre al nostro fianco

Una morte in azione è un’eterna chiamata alla lotta
Conversazione con compagni/e della Cassa di Solidarietà (Tameio) di Atene su Kyriakos Xymitiris, compagno greco che la notte del 31.10.24 ha perso la vita nell’esplosione di un appartamento nel quartiere ateniese di Ambelokipoi. 
Aggiornamenti sux prigionierx e sull’operazione repressiva scattata in seguito all’incidente. 
a seguire:
Racconti e analisi con compagnx grecx sull’attuale situazione di conflitto sociale nel paese ellenico in seguito al disastro ferroviario di Tempi del 2023: storia di una strage, degli insabbiamenti delle indagini sulle responsabilità istituzionali e aziendali dell’incidente e della rabbia che esplode nelle piazze greche. 
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Ore 15.30 (Capannone)

Transfobia e campagne anti-gender: quale origine?

Qual è la genealogia dei discorsi transfobici e anti-gender che negli ultimi anni si stanno diffondendo sempre più nel dibattito pubblico e a tratti stanno facendo capolino persino in ambienti vicini ai nostri, specialmente in quelli che portano avanti una critica alla tecnologia in maniera settaria perdendo di vista la prospettiva della liberazione totale?
Con questa presentazione proveremo a ripercorrere i complessi intrecci che hanno portato agli attuali discorsi e politiche “anti-gender” e transfobiche, trovando origine in un settore minoritario del femminismo
radicale statunitense, passando attraverso le invettive del Vaticano e le politiche colonizzatrici delle Chiese evangeliche in Africa, per giungere al calderone di disinformazione dei giri complottisti post-Covid e alle attuali agende politiche dell’estrema destra in tutto il mondo. Senza dimenticare che un certo ecologismo, quando non si dota di un’analisi critica su concetti come quelli di “vita” o “natura”, ha sempre portato in sé il pericolo di confondersi con posizioni sacralizzanti e religiose o, al contrario, biologiste e scientiste.
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Ore 16.30 (Pub)

Presentazione del libro Assopirsi, di Giacomo Cortesi

Le storie vanno raccontate

Le storie sono la corteccia della fantasia che fa a botte con la ciminiera che divora i nostri sogni, la ciminiera del reale. Un personaggio che attraversa il sogno come la mattina e la mattina come i sogni, ribaltando tutto, partendo da una provincia non solo geografica, ma esistenziale, e approdando a una metropoli da quadri
di Sironi.
E perchè unx anarchicx dovrebbe interessarsi a un libro così? Perchè un anarchico dovrebbe scrivere un romanzo così?
Perchè l’anarchia, per me, oltre e prima che essere una teoria è l’impulso a scavalcare il cielo e le parole possono tramutarsi in scale per abbordare l’immaginario e travolgerlo.
Sì, le storie vanno raccontate.
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Ore 18 (capannone)

Spezzare il filo nero del fascismo. Tessere idee, pratiche e complicità

 
Considerando quella che è oggi la realtà di una coscienza di classe indubbiamente sopita, ci troviamo a constatare la conquista di un significativo margine di consenso da parte degli oratori di nuove destre dai chiari connotati fascisti. A soddisfare, infatti, i ritrovati istinti antisistema dell’insoddisfattx cittadinx europeo, frustratx dalle politiche neoliberiste di governi di ogni colore, sono personaggi che speculano sulla paura della diversità e dell’impoverimento e che incarnano la crisi di un modello democratico che sembra stia finalmente esaurendo le sue carte o, per meglio dire, rispolverando gli antichi assi della pulsione autoritaria. Il fascismo, con la sua stupida esaltazione dell’eroe, con i suoi concetti di sangue, popolo, nazione, la sua vuota disponibilità ad una vita sottomessa al comando ma ammantanta di finto ribellismo, rischia oggi di sublimare quel che è rimasto del desiderio di liberazione e di riscatto.
 
Proveremo a districarci attraverso tempo ed assonanze con un dialogo a più voci, per riportare all’attualità un’analisi che veda delineati gli elementi che emergono, nel passato come oggi, all’interno del variegato substrato dell’estrema destra: il suo rapporto con gli aspetti emotivi e sentimentali che il consumismo capitalista e il predominio della ragione/tecnica lasciano insoddisfatti, il vuoto, la mancanza, il bisogno di identità inappagato che è stato riempito dai tratti peculiari alla sua retorica come, ad esempio, il nazionalismo; fenomeno complesso e dai molteplici sviluppi di cui parleremo con alcun compagnx del collettivo editoriale Antipolitika, che ci forniranno un’analisi sul tema.
 
Gli approcci dell’antifascismo di vecchia risma, che hanno per molto tempo ignorato gli aspetti sopracitati concentrandosi sulle sole condizioni economiche e la funzione repressiva del fascismo, non ci sembrano abbastanza per comprendere a tutto tondo il fenomeno dell’ascesa fascista e chiederci, conseguentemente, come riportare sul tavolo l’anarchismo nelle sue vesti di prospettiva di sovvertimento. Se possiamo essere d’accordo nel riconoscere questo momento storico come possibilmente propizio, come mai vediamo estinguersi la presenza e la memoria del movimento anarchico a favore delle forze di reazione? Come affrontare all’interno delle nostre progettualità l’ascesa delle nuove destre?

 

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INTRODUCTION TO DEBATES

FRIDAY
H17 (main hall)

Bookfair presentation and confrontation based on the positioning text

Anarchists, publishing and gender violence

On the need to (re)build: between ethics, affinity and trust

The anarchist press is under attack. For a long time we have been witnessing repressive operations aimed at suppressing the spread of anarchist ideas, in Italy as elsewhere. We thought it necessary to organize a fair, to meet, to exchange perspectives, analyses, or simply to (re)get to know each other. In view of the unpleasant incidents of gender violence linked to some components of publishing projects, and the difficulty of finding satisfactory ways of responding to them, we would like to open a space for discussion on how to continue our tensions without falling into mere sides and a priori positions. We believe that the polarizations we have witnessed in recent years only distract attention from the problem that created them: gender-based violence in our circles and, by extension, in editorial contexts. We are not interested in creating more rifts and divisions, nor in arguing the merits of specific issues. We want to construct a moment of open and sincere confrontation, outside the chatter and gossip of the movement, to try to unravel those power dynamics that have recently made it difficult, if not impossible, to share the methods and tensions that still drive us to write and spread revolutionary ideas and practices today.

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SATURDAY
h10.30 (main hall)

Presentation of Carte, forbici, sassi. Sfida da e contro le prigioni e il patriarcato (Rocks, Papers, Scissors. Challenges from and against prisons and patriarchy)

A series of voices of comrades who can contribute, from their personal interests and experiences, to the narrative of what women’s prison is concretely today, and what it means specifically for anarchist comrades. We want to create a tool of knowledge that can break the isolation and make us stronger and better prepared. We know that there are no recipes or absolute truths, so we think it is interesting to see the women’s prison through the eyes of the comrades. Because they have all resisted its coercive power in different ways, and that is where we understand what it is, not by describing it in itself, but by looking at it in the forms of its restructuring in the face of resistance.

The sharing of experiences around the prison universe is even more urgent when we think about women’s imprisonment. The prison imaginary to which we have had the easiest access – through valuable oral histories, autobiographies, analyses, and artistic forms – concerns its male side. But our experiences in total institutions have specificities that need to be named in order not to fall into a flattening around the male subject understood as universal. We also want to go beyond understanding the feminine as a mere specificity, as if it were a subcategory of the prison genre.

Rather, it seems to us that precisely because the patriarchal face of power is more evident in the women’s prison, understanding it can also shed light on this aspect of domination that also permeates the men’s prison and all of Western society.

It has not been easy for any of us to write these words; to sit at the table and think, to relive, to wonder what of all this experiential magma might be useful, what counterproductive, what too intimate, what too trivial. These texts are autobiographical and speak of moments in everyone’s life that are also difficult and painful; several of the texts we present do not hide this. For us, this is all the more reason to find inspiration in the words of those who have lived through fear and have been able to transform it: we find these stories doubly valid because they know how to not minimize the emotions that are difficult to live with, those that make us feel weak, and at the same time share them to remind us that we can be strong. The very fact that these comrades decided to write these texts for us means that even through the experience of prison, it is possible to find within ourselves the strength to face it with our own ideas and our love of freedom.

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h15.30 (main hall)

Presentation of “Le nichiliste russe. Collana: La vita non attende” (The Russian Nihilists. Life Does Not Wait series)

“The basic principle of nihilism itself was absolute individualism. It was the denial, in the name of individual freedom, of all obligations imposed on the individual by society, family, religion. Nihilism was a passionate and powerful reaction, not against political despotism, but against the moral despotism that weighs on the private and intimate life of the individual.”

from The Underground Russia, Syepniak S. (1882)

“You can persecute us as long as you have material strength, but we have moral strength, the strength of historical progress, the strength of ideas, and ideas cannot be stopped by bayonets. […] If the ideal society we dream of could be realized without any violent upheaval, we would be happy with all our souls. I only think that under certain circumstances violent revolution is an inevitable evil….”

Statement by Sof’ja Bardina at the Trial of the Fifty (1877)

We intend this book to be the first contribution to a broader research, which we are passionately engaged in, on the events of Russian women revolutionaries between the second half of the nineteenth century and the early twentieth century.

So that the memory of their deeds will not remain a mere celebratory work, but will provide valuable food for thought for those who still choose to act, animated by a sincere idea of freedom.

These are stories of women, hundreds of them, who chose as much not to bend to the model that society had established for them-first as exemplary young ladies then as devoted wives and finally as diligent mothers-as to reject the privilege arising from their class in the name of an idea paid in some cases even with their lives.

We do not wish to portray them as heroines or martyrs, but only to restore them to their rightful place.

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h15.30 (Pub)

Presentation of No fuimos nosotros quienes asesinamos a Puig Antich, (It wasn’t us that murdered Puig Antich) by Prometeo Ediciones.

Fifty years ago, on March 2, the Francoist justice murdered Salvador Puig Antich with the hideous garrote in Barcelona’s “La Modelo” prison. He was twenty-six years old.
We insist that it is not enough to remember murdered comrades without giving them life, because they are the ones who make us continue to confront the system that killed them. It is no use paying tribute to them if they are deprived of their actions and thoughts, because they must go with living memory; it is no use parading Puig Antich like a saint every March, surrounded by the spectacle of a crowded procession. This book has been produced with the intention of making known the experiences made within the framework of the coordination of the Autonomous Revolutionary Internationalist Groups (GARI), and to delve into their intervention aimed at neutralizing the death sentences that the Francoist state had promised to carry out against Oriol Solé Sugranyes and Josep Lluís Pons Llobet, former militants of the Iberian Liberation Movement (MIL). The GARI waited for nothing and no one to fight for imprisoned comrades. Just as they mobilized, they dispersed, among the struggles, leaving behind a large number of actions in different countries (France, Italy, Switzerland, Spain) and many reflections on their actions and ideas.

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H 18 (main hall)

Extractivism: Cornerstone of European Capitalism at War

Plenary discussion with the contribution of the editors of the anarchist journal Lahar

There are many points of view from which to approach the issue of extractivism, and they are all closely intertwined. Raw materials, as the name implies, are of primary importance for the material maintenance of the capitalist order, which is why the most macroscopic economic and power interests, the world geopolitical balances, are played out on them; it is for the supremacy over their supply that commercial and military wars are waged. For this reason, talking about resource extraction can be a good lens through which to read the epochal economic and socio-political transformations that are taking place, an elementary starting point from which we will try to analyze global phenomena which are difficult to grasp comprehensively.

The aspect on which the analytical part of this discussion will focus is the relationship between extractivism and war, a burning issue of current concern.

Indeed, in many ways, the European green-washed rhetoric about the need for post-pandemic economic revitalization through electrification and digitalization has now receded into the background, just as there is now no doubt that dominance over the control of rare earths is on the negotiating table of an armed peace.

The importance of the security of supply of energy and of those materials defined as critical and strategic (to use the precise warfare terminology) becomes even more crucial when the neoliberal dream of globalization and its “peace” of free markets has shattered, in a world that is rearming itself to redefine the division of spheres of influence and global alliances.

The second part of the discussion, after outlining an analysis of what is going on and why the extraction of certain goods has become more important than ever, will instead focus on how we, as anarchists, can position ourselves as obstacles to the advance of the so-called mega-machine. We will look at proposals, actions and campaigns of struggle that have recently taken place in different places and contexts, with the aim of putting them into dialogue with each other, with a view to a mutual support that is borderless and that helps us to orient our actions.

Fighting against extractivism may mean trying to block the first tangible cog of the exploitation of living beings, the destruction of ecosystems, technological control… It could mean undermining the pillar on which a world at war rests.

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SUNDAY

From H 10

Breakout Postcards

“Workshop” on writing to prisoners, engraving and printing postcards with recycled materials and linocuts.

We think it is important to dedicate time and space during the fair to creating contributions and letters to send to prisoners.
The idea is to have an open station with materials available where everyone can take a moment to share discussions, thoughts and images to break through the isolation to which they would like to condemn us.
Writing is a subversive practice that is easily censored and whose rules are subject to the arbitrary control of the prison administration; therefore, we feel that we should take responsibility for spreading and collectivizing the ever-changing information about prison correspondence.
The need is to get every activity involving us beyond the bars, through letters as a weapon of solidarity and moments of evasion.

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H 10.30 (main hall)

Deserting human domination, anthropocentrism and the commodification of the living: anti-speciesism is part of anarchic action and life

With these words, we would like to initiate a discussion, not a lecture, but rather possibly assembly-based, on why systemic species oppression has almost disappeared from the coordinates of total liberation, which we believe is the goal of anarchist tension.

Certainly, in our latitudes, the anti-speciesist struggle seems at least shelved, if not forgotten: we hope that this will be a moment to resume a necessary debate on anarcho-anti-speciesist theory and practice.

 

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H11.30 (Pub)

Always by our side

A death in action is an eternal call to struggle

Conversation with comrades from the Solidarity Fund (Tameio) in Athens about Kyriakos Xymitiris, a comrade who lost his life in an apartment explosion in the Athens neighborhood of Ambelokipoi on the night of October 31st, 2024..
Updates on prisoners and on the case triggered by the incident.
Second part: stories and analysis with comrades from Greece on the current situation of social conflict in the Hellenic country following the Tempi 2023 train disaster: history of a massacre, the cover-up of investigations on institutional and corporate responsibility for the accident, and the rage erupting in the Greek squares.

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H15.30 (main hall)

Transphobia and anti-gender campaigns: what are their origins?

What is the genealogy of the transphobic and anti-gender discourses that have become more and more widespread in the public debate in recent years, sometimes even appearing in circles close to our own, especially those that pursue a sectarian critique of technology while losing sight of the perspective of total liberation?

In this talk, we will try to trace the complex web that has led to the current “anti-gender” and transphobic discourses and policies, from their origins in a minority sector of radical feminists in the U.S., through the invectives of the Vatican and the colonizing policies of evangelical churches in Africa, to the cauldron of misinformation of post-Covid conspiracy circles and the current political agendas of the far right around the world. Without forgetting that a certain ecologism, if it does not equip itself with a critical analysis of concepts such as “life” or “nature”, has always carried within itself the danger of being confused with sacralizing and religious positions or, on the contrary, with biological and scientific positions.

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h16.30 (Pub)

Presentation of the novel Assopirsi (Falling Asleep), by Giacomo Cortesi

Stories need to be told

Stories are the bark of imagination wrestling with the chimney that devours our dreams, the chimney of reality. A character who crosses the dream like the morning and the morning like the dreams, turning everything upside down, starting from a province, not only geographical but also existential, and ending up in a metropolis from Sironi’s paintings.

And why should an anarchist be interested in such a book? Why should an anarchist write such a novel?

Because for me, anarchy, beyond and before being a theory, is the impulse to climb over the sky, and words can become ladders to climb the imaginary and overcome it.

Yes, stories have to be told.

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H18 (main hall)

Breaking the black thread of fascism

Weaving ideas, practices and complicity

Faced with today’s reality of an undoubtedly dormant class consciousness, we note the conquest of a significant margin of consensus by new right-wing speakers with clear fascist connotations. The new anti-systemic instincts of dissatisfied European citizens, frustrated by the neo-liberal policies of governments of all stripes, are being satisfied by figures who speculate on the fear of diversity and impoverishment, and who embody the crisis of a democratic model that seems to be finally running out of cards, or rather dusting off the old axes of the authoritarian drive. Fascism, with its foolish exaltation of the hero, its concepts of blood, people, and nation, its empty willingness to live in obedience to orders but in a sham rebelliousness, today risks sublimating what is left of the desire for liberation.

We will try to disentangle ourselves through time and assonances, with a multivoiced dialogue, in order to bring back to the present an analysis that sees delineated the elements that appear, in the past as well as today, within the variegated substratum of the extreme right. Its relationship with the emotional and sentimental aspects left unsatisfied by capitalist consumerism and the dominance of reason/technology, the emptiness, the lack, the unfulfilled need for identity, which has been filled by the characteristics peculiar to its rhetoric, such as nationalism; a complex phenomenon with multiple developments that we will discuss with some members of the editorial collective “Antipolitika”, who will offer an analysis on the subject.

The approaches of old-fashioned antifascism, which for a long time have ignored the above-mentioned aspects by focusing only on the economic conditions and the repressive function of fascism, do not seem to us sufficient to understand the phenomenon of the fascist rise in its entirety and, consequently, to ask how to bring anarchism back to the agenda as a perspective for subversion. If we can agree to recognize this historical moment as possibly propitious, how is it that we see the presence and memory of the anarchist movement dying out in favor of the forces of reaction? How do we address the rise of the new right in our projectualities?

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Introducción a los debates

VIERNES

A las 17:00 (Nave)

Presentación de la feria y debate a partir del texto de posicionamiento

Anarquistas, editoriales y violencia de género

Sobre la necesidad de (re)construir: entre ética, afinidad y confianza

La prensa anarquista está bajo ataque. Desde hace algún tiempo asistimos a operaciones represivas destinadas a aplastar la difusión de las ideas anarquistas, tanto en Italia como en otras partes. Consideramos necesario organizar una feria, para encontrarnos, intercambiar perspectivas, análisis, o simplemente para (re)reconocernos. Ante los desagradables episodios de violencia de género vinculados a algunos componentes de los proyectos editoriales, y la dificultad de encontrar formas satisfactorias de respuesta, nos gustaría abrir un espacio de discusión sobre cómo seguir llevando adelante nuestras tensiones, sin encontrarnos con meros alineamientos y toma de posiciòn. Pensamos que las polarizaciones que hemos visto crearse en los últimos años no hacen más que desviar la atención de la problemática que las generó: la violencia de género en nuestros entornos y, por lo tanto, también en los contextos editoriales. No estamos interesados en crear más grietas y divisiones. Nuestro objetivo es construir un momento de confrontación abierta y sincera, que vaya más allá de la cháchara y el chisme de movimiento para tratar de desquiciar esas dinámicas de poder que en los últimos tiempos han hecho difícil, si no imposible, compartir los métodos y tensiones que nos empujan, hoy, a escribir y difundir ideas y prácticas revolucionarias.

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SABADO
a las 10:30 (Nave)

Presentación del libro Carte, Forbici Sassi. Sfide da e contro le prigioni e il patriarcato (Papeles, tijeras, piedras. Desafío de y contra las prisiones y el patriarcado)

Un conjunto de voces de compañeras que, cada una a partir de sus intereses y experiencias personales, pueden contribuir a la narración de lo que es la cárcel de mujeres hoy, concretamente, y lo que es específicamente para las compañeras anarquistas. Nos gustaría crear una herramienta de conocimiento que rompa el aislamiento y nos haga más fuertes y más preparadas. Sabemos que no hay recetas ni verdades absolutas, y por eso nos parece interesante ver la cárcel de mujeres a través de los ojos de las compañeras. Porque todas se han opuesto, de diversas formas, a su poder de coerción, y es allí donde se comprende lo que es, no describiéndolo en sí mismo, sino mirándolo en las formas de su reestructuración frente a la resistencia.
Compartir experiencias en torno al universo carcelario que consideramos aún más urgentes si pensamos en la detención de mujeres. El imaginario carcelario al que hemos tenido más fácil acceso -a través de preciosos relatos orales, autobiografías, análisis y formas artísticas- concierne a su parte masculina. Pero nuestras experiencias en instituciones totales tienen especificidades que es necesario nombrar para no caer en el aplanamiento en torno al sujeto masculino entendido como universal. También nos gustaría ir más allá de entender lo femenino como una simple especificidad, como si fuera una subcategoría del género carcelario. En cambio, nos parece que, precisamente porque el rostro patriarcal del poder es más evidente en la cárcel de mujeres, entenderlo también puede arrojar luz sobre este aspecto de la dominación que también permea la cárcel de hombres y toda la sociedad occidental.
No fue fácil para nadie escribir estas palabras; Sentarse a la mesa y repensar, revivir, preguntarse sobre todo ese magma experiencial qué podría ser útil, qué sería contraproducente, qué sería demasiado íntimo, qué sería demasiado trivial. Estas letras son autobiográficas y hablan de momentos en la vida de todas, incluso difíciles y dolorosos; En varios de los textos que presentamos esto no se oculta. Esta es una razón más para que nos inspiremos en las palabras de aquellas que han pasado por el miedo y han sido capaces de transformarlo: encontramos estas historias doblemente válidas porque saben cómo no minimizar las emociones que son difíciles de vivir, las que nos hacen sentir débiles, y al mismo tiempo compartirlas, para recordarnos que podemos ser fuertes. El hecho mismo de que estas compañeras  hayan decidido escribir estas letras para nosotras significa que, incluso a través de la experiencia de la prisión, es posible encontrar la fuerza para enfrentarla dentro de nosotros mismos con nuestras ideas y nuestro amor por la libertad.
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A las 15:30 (Nave)

Presentación del libro Le Nichiliste Russe. Collana: La vita non attende (Las Nihilistas Rusas. Colección: La vida no atiende) por Tremende Edizioni

El principio fundamental del nihilismo propiamente dicho fue el individualismo absoluto. Era la negación, en nombre de la libertad individual, de todas las obligaciones impuestas al individuo por la sociedad, por la familia, por la religión. El nihilismo fue una reacción apasionada y poderosa, no contra el despotismo político, sino contra el despotismo moral, que pesa sobre la vida privada e íntima del individuo.
de La Rusia Subterránea, Syepniak S. (1882)
Ustedes pueden perseguirnos mientras tengan la fuerza material, pero nosotros tenemos la fuerza moral, la fuerza del progreso histórico, el poder de las ideas, y las ideas no pueden ser detenidas por las bayonetas. […] Si la sociedad ideal con la que soñamos pudiera realizarse sin ninguna conmoción violenta, estaríamos felices con todas nuestras almas. Sólo creo que, bajo ciertas circunstancias, la revolución violenta es un mal inevitable…
Declaración de Sof’ja Bardina en el Juicio de los cincuenta (1877)
En nuestras intenciones, este libro quiere ser la primera aportación de una investigación más amplia, que nos ha fascinado, sobre los acontecimientos de las revolucionarias rusas entre la segunda mitad del siglo XIX y principios del siglo XX. Para que el recuerdo de sus gestos no se quede en una mera obra de celebración, sino que pueda ser un alimento válido para la reflexión de quienes todavía hoy eligen actuar, animados por una idea sincera de libertad. Son historias de mujeres, centenares, que han optado por no plegarse al modelo que la sociedad les había establecido -primero de señoritas ejemplares, luego de esposas devotas y finalmente de madres diligentes- para rechazar el privilegio derivado de su clase de pertenencia en nombre de una idea pagada en algunos casos incluso con sus vidas. No queremos pintarlas como heroínas ni martirizarlas, sino devolverles el lugar que les pertenece.
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A las 16:30 (Pub) 

Presentación del libro No fuimos nosotros quienes asesinamos a Puig Antich, por Prometeo Ediciones

Hace cincuenta años, un 2 de marzo, a las 9:45 horas, la justicia franquista asesinó con el garrote vil a Salvador Puig Antich en La Modelo de Barcelona. De nada sirven actos de homenaje si se les despoja de sus acciones y sus pensamientos, ya que tienen que ir junto a la memoria viva, la que hace que cada día sea una nueva oportunidad en el combate contra el Capital, y no para sacarlos de la capilla cada marzo y pasearlos como santos rodeados del espectáculo de una concurrida procesión. Insistimos en que no basta con recordar a las luchadoras asesinadas sin darles vida mediante las ideas y las prácticas, porque son las que nos hacen seguir enfrentando al Sistema que los asesinó. Este libro, está armado con la intención de dar a conocer las experiencias llevadas a cabo en la coordinadora de Grupos Autónomos Revolucionarios Internacionalistas (GARI), y profundizar en sus intervenciones, que tenían como objetivo neutralizar las penas de muerte que el Estado franquista prometía llevar a cabo contra Oriol Solé Sugranyes y Josep Lluís Pons Llobet, ex militantes del Movimiento Ibérico de Liberación (MIL).
Los GARI no esperaron nada ni a nadie para luchar por lxs compañerxs presxs. Tal como se pusieron en marcha se autodisolvieron, entre las luchas, dejando un buen número de acciones en varios países (Francia, Italia, Suiza, Holanda, Alemania y Bélgica) y muchas reflexiones sobre sus acciones e ideas. La mayoría de los comunicados y textos que aparecen en este libro, lo hacen por primera vez en castellano, lo que para nosotrxs es un placer, y hemos disfrutado en los procesos de selección, traducción y edición.
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A las 18:00 (Nave)

Extractivismo: piedra angular del capitalismo europeo en guerra

Debate plenario a partir de la contribución de lxs editores de la revista anarquista Lahar
Hay muchos puntos de vista desde los cuales abordar el tema del extractivismo, todos, además, estrechamente entrelazados entre sí. Las materias primas son, como su nombre indica, de primordial importancia para el mantenimiento material del orden capitalista, y por eso sobre ellas se juegan los intereses económicos y de poder más macroscópicos, los equilibrios geopolíticos mundiales, es por la supremacía sobre su suministro que se libran las guerras comerciales y militares. 
Por esta razón, hablar de extracción de recursos puede ser una buena lente para leer las transformaciones económicas y sociopolíticas que se están produciendo, un punto de partida elemental desde el que tratar de analizar fenómenos globales de los que es difícil tener una visión de conjunto. 
El aspecto en el que se centrará la parte analítica de este debate sería la interconexión entre extractivismo y guerra, un tema candente de actualidad. 
En muchos aspectos, han pasado en segundo plano las retoricas europeas que tiñó de verde la necesidad de una recuperación económica pospandemia a través de la electrificación y la digitalización, del mismo modo que ya no hay ningún misterio en poner la supremacía sobre el control de las tierras raras sobre la mesa de negociaciones para una paz armada. 
La importancia de la seguridad del suministro de energía y de los materiales definidos (con terminología de guerra) como críticos y estratégicos se vuelve aún más crucial, una vez que se ha hecho añicos el sueño de la globalización y la “paz” de los mercados libres, en un mundo que se está rearmando para redefinir la división de las esferas de influencia y las alianzas globales.
La segunda parte del debate, después de haber esbozado juntos un análisis de lo que está sucediendo y por qué, hoy más que nunca, la extracción de ciertas materias primas se ha vuelto de suma importancia, se centrará en cambio en cómo nosotros, como anarquistas, podemos posicionarnos como obstáculos para el avance de la denominada “megamáquina”. Nos basaremos en propuestas, acciones y campañas de lucha de los últimos tiempos en diversos lugares y contextos, con el objetivo de hacerlas dialogar entre sí con miras a un apoyo mutuo que no tenga límites y que nos ayude a orientar nuestro actuar. Luchar contra el extractivismo puede significar, quizás, intentar atascar el primer engranaje tangible de la explotación de los seres vivos, de la a destrucción de los ecosistemas, del control tecnológico… Puede significar socavar el pilar sobre el que se apoya un mundo en guerra.
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DOMINGO
A partir de las 10

Postales de evasiòn

“Taller” de escritura a lxs prexos, grabado e impresión de postales con materiales reciclados y linograbados. Creemos que es importante tomarse un tiempo y un espacio durante la feria para dedicarnos a crear contribuciones y cartas para enviar a lex presxs. La idea es una estación abierta con material disponible donde todxs puedan tomarse un momento para compartir discusiones, pensamientos e imágenes para poder romper el aislamiento al que el estado ententa condenarnos. La escritura es una práctica subversiva a la que se le inflige muy fácilmente la censura y cuyas reglamentaciones están sometidas al control arbitrario de la administración penitenciaria; Creemos que por esto nos responsabilizamos de difundir y colectivizar la información cambiante sobre la correspondencia en prisión. La necesidad de hacer llegar cada iniciativa que nos involucre más allá de las rejas, a través de las cartas como arma de solidaridad y momentos de evasión.
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A las 10:30 (Nave)

Desertar la supremacía humana, el antropocentrismo y la mercantilización del vivo: el antiespecismo es parte de un actuar y un vivir anarquista.

Con estas palabras nos gustaría introducir una discusión, no frontal, pero más posiblemente asamblea sobre por qué  la opresión sistémica de especie casi ha desaparecido de las coordenadas de la liberación total que, creemos sea el objetivo de la tensión anarquista. Ciertamente, a nuestro latitudes parece al menos dejada de lado, si no olvidada, la lucha antiespecista: ssperamos que este sea el momento de retomar una necesario debate sobre la teoría y la práctica anarco-antiespecista.
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A las 11:30 (Pub)

Siempre a nuestro lado 

Una muerte en acción es una eterna llamada a la lucha
Conversación con algunxs  compañerxs del Fondo de Solidaridad (Tameio) en Atenas sobre Kyriakos Xymitiris, un compañero griego que, en la noche del 31.10.24, perdió la vida en la explosión de un apartamento en el barrio ateniense de Ambelokipoi. Información actualizada sobre lxs presxs y sobre la operación represiva desencadenada tras el incidente. Historias y análisis sobre la situación actual de conflictividad social en el país helénico tras la catástrofe del tren en Tempi de 2023: la historia de una masacre, el encubrimiento de las investigaciones sobre las responsabilidades institucionales y corporativas en el accidente y la ira que estalla en las plazas griegas.
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A las 15:30 (Nave)

Transfobia y campañas anti-gender: ¿cuál origen?

¿Cuál es la genealogía de los discursos transfóbicos y anti-gender que en la los últimos años se han ido difundiendo cada vez más en el debate público y en los rasgos se asoman incluso en círculos cercanos al nuestro, especialmente en aquellos que llevan a cabo una crítica de la tecnología en manera sectaria, perdiendo de vista la perspectiva de la liberación total?
Con esta presentación trataremos de recorrer los intricados enredos que han dado lugar a los actuales discursos y políticas “anti-gender” y transfóbicas, que tiene su origen en un sector minoritario del feminismo radical estadounidense, pasando por las invectivas del Vaticano y las políticas colonizadoras de las Iglesias Evangélicas en África, para llegar al caldero de la desinformación de los círculos conspirativos post-covid y las agendas políticas actuales de la extrema derecha a lo largo del mundo. Sin olvidar que un cierto ecologismo, cuando no se dota de un análisis crítico de conceptos como los de “vida” o “naturaleza”, siempre ha llevado en sí el peligro de ser confundido con las posiciones sacralizantes y religiosas o, por el contrario, biólogas y científicas.
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A las 16:30 (Pub) 

Presentación de la novela Assopirsi (Adormilarse) por l’autor Giacomo Cortesi

Las historias hay que contarlas

Los cuentos son la corteza de la fantasía que lucha con la chimenea que devora nuestros sueños, la chimenea de la realidad. Un personaje que cruza el sueño como la mañana y la mañana como sueños, poniéndolo todo patas arriba, partiendo de una provincia no solo geográfica, sino existencial y llegando a una metrópolis pintada por Sironi. 
¿Y por qué un anarquista debería estar interesado en un libro así? ¿Por qué un debería un anarquista escribir una novela como esta? Porque la anarquía, para mí, más allá y antes de ser una teoría, es el impulso de escalar el cielo y las palabras pueden convertirse en escalas para acercarse a la imaginación y abrumarla. Sí, las historias hay que contarlas. 
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A las 18:00 (Nave)

ROMPIENDO EL HILO NEGRO DEL FASCISMO

tejiendo ideas, pràcticas y complicidades

Considerando lo que hoy es la realidad de una conciencia de clase indudablemente dormida, nos encontramos con la conquista de un importante margen de consenso por parte de los oradores de nuevas derechas con claras connotaciones fascistas. De hecho, para satisfacer los nuevos instintos antisistema del ciudadano europeo insatisfecho, frustrado por las políticas neoliberales de los gobiernos de todos los colores, hay personajes que especulan sobre el miedo a la diversidad y al empobrecimiento y que encarnan la crisis de un modelo democrático que parece estar acabándose por fin sin cartas o, mejor dicho, desempolvando el viejo as de la pulsión autoritaria.
El fascismo, con su estúpida exaltación del héroe, con sus conceptos de sangre, de pueblo, de nación, de disponibilidad vacía a una vida sujeta al mando pero encubierta de una falsa rebelión, corre hoy el riesgo de sublimar lo que queda del deseo de liberación. 
Intentaremos desenredarnos a través del tiempo y las asonancias con un diálogo a varias voces, para traer de vuelta al presente un análisis que vea esbozados los elementos que emergen, tanto en el pasado como en el presente, dentro del abigarrado sustrato de la extrema derecha: su relación con los aspectos emocionales y sentimentales que el consumismo capitalista y el predominio de la razón/tecnica dejan insatisfechos, el vacío, la falta, la necesidad insatisfecha de identidad que ha sido colmada por los rasgos peculiares de su retórica como, por ejemplo, el nacionalismo; un fenómeno complejo y con múltiples desarrollos del que hablaremos con algunxs compañerxs del colectivo editorial “Antipolitika”, quienes nos brindarán un análisis sobre el tema.
Los planteamientos del antifascismo a la antigua usanza, que durante mucho tiempo han ignorado los aspectos antes mencionados centrándose sólo en las condiciones económicas y en la función represiva del fascismo, no nos parecen suficientes para comprender plenamente el fenómeno del ascenso fascista y, en consecuencia, preguntarnos cómo volver a poner sobre la mesa el anarquismo en su forma de perspectiva de subversión. Si podemos estar de acuerdo en reconocer este momento histórico como posiblemente propicio, ¿por qué vemos que la presencia y la memoria del movimiento anarquista se extinguen en favor de las fuerzas de la reacción? ¿Cómo afrontar dentro de nuestros proyectos el ascenso de las nuevas derechas?

EINFÜHRUNG IN DIE DEBATTEN

Freitag
17:00 Uhr (Angar)

Bookfair Präsentation und Austausch: Anarchist:innen, Veröffentlichungen und geschlechtsspezifische Gewalt, Konfrontation aus dem Positionierungstext.

Die anarchistische Presse ist unter Beschuss. Seit einiger Zeit sind wir Zeugen repressiver Maßnahmen, die darauf abzielen, die Verbreitung anarchistischer Ideen zu unterdrücken, in Italien wie auch anderswo. Wir hielten es für notwendig, eine Buchmesse zu organisieren, um uns zu treffen, Perspektiven und Analysen auszutauschen oder uns einfach (wieder) kennen zu lernen. Angesichts der unangenehmen Vorfälle von geschlechtsspezifischer Gewalt, die mit einigen Mitgliedern von Redaktionsprojekten in Verbindung gebracht werden, und der Schwierigkeit, zufriedenstellende Wege zu finden, um darauf zu reagieren, möchten wir einen Raum für die Diskussion darüber eröffnen, wie wir unsere Spannungen weiterführen können, ohne in bloße Abstellgleise und apriorische Haltungen zu geraten. Wir sind der Meinung, dass die Polarisierungen, die wir in den letzten Jahren erlebt haben, nur von dem Problem ablenken, das sie hervorgerufen hat: geschlechtsspezifische Gewalt in unseren Kreisen und damit auch in redaktionellen Kontexten. Wir sind nicht daran interessiert, weitere Gräben und Spaltungen zu schaffen, und auch nicht daran, uns mit den Vorzügen bestimmter Themen auseinanderzusetzen. Wir wollen einen Moment der offenen und aufrichtigen Konfrontation schaffen, der über das Geschwätz der Bewegung hinausgeht, um zu versuchen, jene Machtdynamik aus den Angeln zu heben, die es in letzter Zeit schwierig, wenn nicht gar unmöglich gemacht hat, die Methoden und Spannungen zu teilen, die uns auch heute noch antreiben, revolutionäre Ideen und Praktiken zu schreiben und zu verbreiten.

Samstag
10:30 Uhr

Karten, Scheren, Steine

Herausforderung aus und gegen Gefängnisse und Patriarchat
Eine Sammlung von Stimmen von Gefährtinnen, die, jede ausgehend von ihren persönlichen Interessen und Erfahrungen, dazu beitragen können, zu erzählen, was Frauengefängnis heute konkret ist und was es speziell für anarchistische Gefährtinnen ist. Wir möchten ein Instrument des Wissens schaffen, das die Isolation durchbricht und uns stärker und besser vorbereitet machen kann. Wir wissen, dass es keine Rezepte oder absoluten Wahrheiten gibt, deshalb finden wir es interessant, das Frauengefängnis mit den Augen der Gefährtinnen zu sehen. Denn sie alle haben sich in verschiedenen Formen seiner Zwangsgewalt widersetzt, und dort verstehen wir, was es ist, nicht indem wir es an sich beschreiben, sondern indem wir es in den Formen seiner Umstrukturierung angesichts des Widerstands betrachten.
Der Erfahrungsaustausch über das Universum des Gefängnisses, den wir als noch dringlicher betrachten, wenn wir an die Inhaftierung von Frauen denken. Das Imaginäre des Gefängnisses, zu dem wir den einfachsten Zugang hatten – durch wertvolle mündliche Berichte, Autobiographien, Analysen und künstlerische Formen – betrifft seine männliche Seite. Aber unsere Erfahrungen in totalen Institutionen haben Besonderheiten, die benannt werden müssen, um nicht in eine Verflachung um das als universell verstandene männliche Subjekt zu verfallen.
Wir möchten auch darüber hinausgehen, das Weibliche als eine bloße Besonderheit zu verstehen, als wäre es eine Unterkategorie des Genres Gefängnis. Vielmehr scheint es uns, dass, gerade weil das patriarchalische Gesicht der Macht im weiblichen Gefängnis offensichtlicher ist, das Verständnis dieses Gefängnisses auch Licht auf diesen Aspekt der Herrschaft werfen kann, der auch das männliche Gefängnis und die gesamte westliche Gesellschaft durchdringt.
Es war für niemanden einfach, diese Texte zu schreiben; sich an den Tisch zu setzen und zu überdenken, neu zu erleben, sich zu fragen, was von all dem Erfahrungsmagma nützlich sein könnte, was kontraproduktiv, was zu intim, was zu banal. Diese Texte sind autobiografisch und sprechen von Momenten im Leben jedes Einzelnen, die auch schwierig und schmerzhaft sind; in mehreren der von uns vorgestellten Texte wird dies nicht verschwiegen. Für uns ist das ein Grund mehr, uns von den Worten derjenigen inspirieren zu lassen, die die Angst durchlebt haben und in der Lage waren, sie zu transformieren: Wir finden diese Geschichten doppelt gültig, weil sie es verstehen, die schwer zu durchlebenden Emotionen, die uns schwach fühlen lassen, nicht zu verharmlosen und sie gleichzeitig zu teilen, um uns daran zu erinnern, dass wir stark sein können. Allein die Tatsache, dass diese Gefährtinnen sich entschlossen haben, diese Texte für uns zu schreiben, bedeutet, dass es möglich ist, selbst durch die Erfahrung des Gefängnisses die Kraft zu finden, ihm in uns selbst mit unseren Ideen und unserer Liebe zur Freiheit zu begegnen.
 
15:30 (Saal 1)

Präsentation von Das Leben wartet nicht. Die russischen Nihilisten

Das Grundprinzip des eigentlichen Nihilismus war der absolute Individualismus. Es war die Verneinung aller Verpflichtungen, die dem Individuum von der Gesellschaft, der Familie, der Religion auferlegt wurden, im Namen der individuellen Freiheit. Der Nihilismus war eine leidenschaftliche und kraftvolle Reaktion, nicht gegen den politischen Despotismus, sondern gegen den moralischen Despotismus, der auf dem privaten und intimen Leben des Einzelnen lastet“.
aus Russland im Untergrund, Syepniak S. (1882)
Ihr könnt uns verfolgen, solange ihr die materielle Kraft habt, aber wir haben die moralische Kraft, die Kraft des historischen Fortschritts, die Kraft der Ideen, und Ideen lassen sich nicht durch Bajonette aufhalten. […] Wenn diese ideale Gesellschaft, von der wir träumen, ohne gewaltsame Umwälzungen verwirklicht werden könnte, wären wir mit ganzer Seele glücklich. Ich glaube nur, dass die gewaltsame Revolution unter bestimmten Umständen ein unvermeidliches Übel ist…“.
Erklärung von Sof’ja Bardina beim Prozess der Fünfzig (1877)
Dieses Buch soll der erste Beitrag zu einer umfassenderen Forschung über die Ereignisse der russischen revolutionären Frauen zwischen der zweiten Hälfte des 19. und dem Beginn des 20. Jahrhunderts sein, die uns sehr am Herzen liegt.
Jahrhunderts leisten, damit die Erinnerung an ihre Taten kein bloßes Festwerk bleibt, sondern wertvolle Denkanstöße für diejenigen liefert, die sich auch heute noch dazu entschließen zu handeln, beseelt von einer aufrichtigen Idee der Freiheit. Es sind Geschichten von Frauen, Hunderten von ihnen, die sich nicht dem Modell beugen wollten, das die Gesellschaft für sie aufgestellt hatte – zunächst als vorbildliche junge Damen, dann als hingebungsvolle Ehefrauen und schließlich als fleißige Mütter -, sondern die sich den Privilegien ihrer Klasse verweigerten, im Namen einer Idee, die sie in einigen Fällen sogar mit ihrem Leben bezahlten.
Wir wollen sie nicht als Heldinnen darstellen oder zu Märtyrerinnen machen, sondern ihnen nur ihren rechtmäßigen Platz zurückgeben.
16:30 (Saal 2)

Buchvorstellung Assopirsi, von Giacomo Cortesi

Geschichten müssen erzählt werden
Geschichten sind die Rinde der Fantasie, die mit dem Schornstein ringt, der unsere Träume verschlingt, dem Schornstein der Realität. Eine Figur, die den Traum wie den Morgen und den Morgen wie die Träume durchquert und alles auf den Kopf stellt, ausgehend von einer Provinz, die nicht nur geographisch, sondern auch existentiell ist, und die in einer Metropole der Sironis Bildern ankommt.
Und warum sollte ein/e Anarchist/-in  an einem solchen Buch interessiert sein? Warum sollte ein Anarchist/-in einen solchen Roman schreiben?
Weil Anarchie für mich, jenseits und vor der Theorie, der Drang ist, über den Himmel zu springen, und Worte zu Leitern werden können, um die Phantasie zu entern und zu überwältigen.
Ja, Geschichten müssen erzählt werden.
 18:00 Uhr (Angar)

Extraktivismus: Eckpfeiler des europäischen Kapitalismus im Krieg

Diskussion aus dem Beitrag der Redaktion der anarchistischen Zeitschrift Lahar

Es gibt viele Gesichtspunkte, von denen aus man sich dem Thema Extraktivismus nähern kann, die alle eng miteinander verwoben sind. Rohstoffe sind, wie der Name schon sagt, von primärer Bedeutung für die materielle Aufrechterhaltung der kapitalistischen Ordnung, und um sie spielen sich die makroskopischsten Wirtschafts- und Machtinteressen ab, die geopolitischen Gleichgewichte der Welt, um die Vorherrschaft über ihre Versorgung werden Handels- und Militärkriege geführt. Aus diesem Grund kann das Thema Rohstoffgewinnung ein guter Blickwinkel sein, um die epochalen wirtschaftlichen und soziopolitischen Veränderungen zu erfassen, ein elementarer Ausgangspunkt, um globale Phänomene zu analysieren, die nur schwer zu überblicken sind. 
Der Aspekt, auf den sich der analytische Teil dieser Debatte konzentrieren wird, ist die Verbindung zwischen Extraktivismus und Krieg, ein brennendes Thema von aktuellem Interesse.
In der Tat ist die europäische Rhetorik, die die Notwendigkeit einer wirtschaftlichen Wiederbelebung nach der Pandemie durch Elektrifizierung und Digitalisierung anklingen lässt, in vielerlei Hinsicht in den Hintergrund getreten, ebenso wie es nicht mehr darum geht, die Vorherrschaft über die Kontrolle der seltenen Erden auf den Verhandlungstisch für einen bewaffneten Frieden zu legen.
Die Bedeutung der Versorgungssicherheit mit Energie und jenen Materialien, die (in der Kriegsterminologie) als kritisch und strategisch definiert werden, wird noch entscheidender, wenn der neoliberale Traum von der Globalisierung und dem „Frieden“ der freien Märkte zerbricht, in einer Welt, die sich neu aufrüstet, um die Aufteilung der Einflusssphären und die globalen Bündnisse neu zu definieren.  
Nachdem wir gemeinsam eine Analyse der Geschehnisse und der Gründe, warum die Gewinnung bestimmter Rohstoffe heute mehr denn je im Vordergrund steht, skizziert haben, werden wir uns im zweiten Teil der Debatte mit der Frage beschäftigen, wie wir als Anarchist:innen dem Vormarsch der so genannten Megamaschine ein Hindernis in den Weg stellen können. Wir werden uns an Vorschlägen, Aktionen und Kampagnen der letzten Zeit an verschiedenen Orten und in verschiedenen Kontexten orientieren, um sie in einen Dialog miteinander zu bringen, damit wir uns gegenseitig unterstützen können, der grenzenlos ist und uns hilft, unsere Aktionen zu orientieren.
Der Kampf gegen den Extraktivismus kann vielleicht bedeuten, dass wir versuchen, die ersten greifbaren Anzeichen der Ausbeutung des Lebendigen, der Zerstörung der Ökosysteme, der technologischen Kontrolle zu stoppen… Es kann bedeuten, dass wir die Säule untergraben, auf der eine Welt im Krieg ruht.

Sonntag
Ab 10:00 Uhr 

Flucht-Briefkarten

„Workshop“ zum Schreiben an Gefangene, Gravieren und Drucken von Postkarten mit recycelten Materialien und Linolschnitten.
Wir denken, dass es wichtig ist, sich während der Bookfair Zeit und Raum zu nehmen, um uns der Erstellung von Beiträgen und Briefen zu widmen, um an Gefangene zu versenden.
Die Idee ist eine offene Station mit verfügbarem Material, wo sich jeder einen Moment Zeit nehmen kann, um Diskussionen, Gedanken und Bilder auszutauschen, um die Isolation zu durchbrechen, zu der man uns gerne verdammen würde.
Das Schreiben ist eine subversive Praxis, die sehr leicht der Zensur unterworfen wird und deren Regeln der willkürlichen Kontrolle der Gefängnisverwaltung unterliegen; wir sehen es daher als unsere Aufgabe an, die wechselnden Informationen über die Gefängniskorrespondenz zu verbreiten und zu sammeln.
Jede Initiative, an der wir beteiligt sind, muss über die Gitterstäbe hinausreichen, mit Hilfe von Briefen als Waffe der Solidarität und Momenten der Flucht.
 10:30 Uhr (Angar)

Der menschlichen Vorherrschaft, dem Anthropozentrismus und der Kommodifizierung des Lebendigen trotzen: Antispeziesismus ist Teil des anarchischen Lebens und Handelns

Mit diesen Worten möchten wir eine nicht frontale, sondern eher versammlungsbasierte Diskussion darüber einleiten, warum die systemische Unterdrückung der Arten so gut wie aus den Koordinaten der totalen Befreiung verschwunden ist, die unserer Meinung nach das Ziel der anarchistischen Spannung ist. In unseren Breitengraden scheint der antispeziesistische Kampf zumindest beiseite gelegt, wenn nicht gar vergessen worden zu sein: Wir hoffen, dass dies ein Moment sein wird, um eine notwendige Debatte über anarcho-antispeziesistische Theorie und Praxis wieder aufzunehmen.
 11:30 Uhr (Saal 1)

Immer an unserer Seite 

Ein Tod in Aktion ist ein ewiger Aufruf zum Kampf

Gespräch mit Gefährt:innen des Solidaritätsfonds (Tameio) in Athen über Kyriakos Xymitiris, einen griechischen Gefährt, der in der Nacht des 31.10.24 bei einer Wohnungsexplosion im Athener Stadtteil Ambelokipoi ums Leben kam. 
Aktuelle Infos über die Gefangenen und die durch den Vorfall ausgelöste Repressionsmaßnahme. 
Wird folgen:
Erzählungen und Analysen mit griechischen Gefährt:innen über die aktuelle Situation des sozialen Konflikts in dem hellenischen Land nach der Zugkatastrophe von 2023: die Geschichte eines Massakers, die Vertuschungen bei den Ermittlungen über die institutionelle und unternehmerische Verantwortung für das Unglück und die Wut, die sich auf den griechischen Straßen entlädt. 
15:30 Uhr (Saal 1)

Transphobie und Anti-Gender-Kampagnen: Was ist der Ursprung?

Was ist die Genealogie der transphobischen und geschlechterfeindlichen Diskurse, die sich in den letzten Jahren in der öffentlichen Debatte immer mehr ausbreiten und manchmal sogar in Kreisen auftauchen, die uns nahe stehen, vor allem in jenen, die in sektiererischer Weise eine Kritik der Technologie verfolgen und dabei die Perspektive der totalen Befreiung aus den Augen verlieren?
In diesem Vortrag werden wir versuchen, die komplexen Verflechtungen nachzuzeichnen, die zu den gegenwärtigen „geschlechterfeindlichen“ und transphoben Diskursen und Politiken geführt haben, die ihren Ursprung in einer Minderheit des radikalen Feminismus in den Vereinigten Staaten haben, über die Schmähungen des Vatikans und die kolonisierende Politik der evangelikalen Kirchen in Afrika bis hin zum Kessel der Desinformation der Post-Corona-Verschwörungszirkel und den aktuellen politischen Agenden der extremen Rechten weltweit. Ohne zu vergessen, dass ein gewisser Ökologismus, wenn er sich nicht mit einer kritischen Analyse von Begriffen wie „Leben“ oder „Natur“ ausstattet, schon immer die Gefahr in sich trug, mit sakralisierenden und religiösen Positionen oder, im Gegenteil, mit Biologen und Wissenschaftlern verwechselt zu werden.
 18:00 Uhr (Angar)

Den schwarzen Faden des Faschismus durchtrennen. Weben von Ideen, Praktiken und Komplizenschaft

In Anbetracht dessen, was heute die Realität eines zweifellos schlummernden Klassenbewusstseins ist, stellen wir fest, dass die Redner der neuen Rechten mit eindeutig faschistischen Konnotationen einen beträchtlichen Teil des Konsenses erobert haben. In der Tat werden die neu entdeckten systemfeindlichen Instinkte der unzufriedenen europäischen Bürger, die von der neoliberalen Politik der Regierungen aller Farben frustriert sind, von Leuten befriedigt, die auf die Angst vor Vielfalt und Verarmung spekulieren und die die Krise eines demokratischen Modells verkörpern, dem endlich die Luft auszugehen scheint oder, besser gesagt, die alten Achsen des autoritären Antriebs abzustauben. Der Faschismus mit seiner törichten Verherrlichung des Helden, seinen Begriffen von Blut, Volk, Nation, seiner leeren Bereitschaft zu einem Leben, das sich dem Befehl unterwirft, aber in einen Schein-Rebellismus gehüllt ist, läuft heute Gefahr, das, was vom Wunsch nach Befreiung und Erlösung übrig geblieben ist, zu sublimieren.
Ausgehend von einer Erfahrung wie der der GARI (mit der Präsentation des Buches No fuimos nosotros quienes asesinamos a Puig Antich durch die Gefährt:innen, die es herausgegeben haben) werden wir versuchen, uns durch die Zeit und die Assonanzen mit einem Dialog mehrerer Stimmen zu entwirren, um eine Analyse in die Gegenwart zu bringen, die die Elemente umreißt, die in der Vergangenheit wie heute innerhalb des vielfältigen Substrats der extremen Rechten auftauchen: ihre Beziehung zu den emotionalen und sentimentalen Aspekten, die der kapitalistische Konsum und die Dominanz der Vernunft/Technologie unbefriedigt lassen; die Leere, der Mangel, das unerfüllte Bedürfnis nach Identität, das durch die ihrer Rhetorik eigenen Züge wie z.B. den Nationalismus ausgefüllt wird. Ein komplexes Phänomen mit vielfältigen Entwicklungen, das wir mit einigen Gefährt:innen des Redaktionskollektivs Antipolitika diskutieren werden, die uns ausgehend von ihrem Text Community not Nation eine Analyse zu diesem Thema liefern werden.

INTRODUCTIONS AUX DÉBATS

VENDREDI
H 17:00 (Hall)
Présentation du salon et invitation à une confrontation a partir du texte de positionnement

Anarchistes, éditions et violence de genre

Sur la nécessité de (re)construire : entre éthique, affinité et confiance
La presse anarchiste est attaquée. Depuis un certain temps, nous assistons à des opérations répressives visant à écraser la propagation des idées anarchistes, en Italie comme ailleurs. Nous avons jugé nécessaire d’organiser un salon, de nous rencontrer, d’échanger des perspectives, des analyses, ou tout simplement de nous (re)connaître. Face aux épisodes désagréables de violences de genre liés à certaines composantes des projets éditoriaux, et à la difficulté de trouver des moyens satisfaisants d’y répondre, nous souhaitons ouvrir un espace de discussion sur la manière de continuer à porter nos tensions, sans tomber sur de simples alignements et des positions a priori. Nous pensons que les polarisations auxquelles nous avons assisté ces dernières années ne font que détourner l’attention du problème qui les a générées : la violence de genre dans nos environnements et donc aussi dans les contextes éditoriaux. Nous ne sommes pas intéressés à créer de nouveaux clivages et divisions, ni à entrer dans le fond de questions spécifiques. Notre objectif est de construire un moment de confrontation ouverte et sincère, qui va au-delà des bavardages et des commérages du mouvement, pour essayer de déstabiliser ces dynamiques de pouvoir qui, ces derniers temps, ont rendu difficile, voire impossible, le partage des méthodes et des tensions qui nous poussent, encore aujourd’hui, à écrire et à diffuser des idées et des pratiques révolutionnaires.
***
SAMEDI
H 10.30 (Hall)

Présentation du livre Carte, forbici, sassi. Sfida da e contro le prigioni e il patriarcato (Cartes, ciseaux, pierres. Défis de et contre les prisons et le patriarcat)

Un ensemble de voix de camarades qui, chacune à partir de ses intérêts et de ses expériences personnels, peuvent contribuer à la narration de ce qu’est la prison pour femmes aujourd’hui, concrètement, et de ce qu’elle est spécifiquement pour les camarades anarchistes. Nous aimerions créer un outil de connaissance qui brise l’isolement et peut nous rendre plus forts et mieux préparés. Nous savons qu’il n’y a pas de recettes ou de vérités absolues, et c’est pourquoi nous pensons qu’il est intéressant de voir la prison des femmes à travers les yeux des camarades.
Parce qu’ils se sont tous opposés, sous des formes diverses, à son pouvoir de coercition, et c’est là que l’on comprend ce qu’il est, non pas en le décrivant en lui-même mais en le regardant dans les formes de sa restructuration face aux résistances. Partage des expériences autour de l’univers carcéral que nous considérons encore plus urgentes si l’on pense à la détention des femmes. L’imagerie carcérale à laquelle nous avons eu plus facilement accès – à travers de précieux récits oraux, des autobiographies, des analyses et des formes artistiques – concerne sa part masculine. Mais nos expériences dans les institutions totales ont des spécificités qu’il est nécessaire de nommer pour ne pas tomber dans l’aplatissement autour du sujet masculin entendu comme universel. Nous voudrions également aller au-delà de la compréhension du féminin en tant que simple spécificité, comme s’il s’agissait d’une sous-catégorie du genre carcéral. Il nous semble au contraire que précisément parce que le visage patriarcal du pouvoir est plus évident dans la prison des femmes, sa compréhension peut aussi éclairer cet aspect de la domination qui imprègne également la prison des hommes, et l’ensemble de la société occidentale. Il n’était facile pour personne d’écrire ces mots ; S’asseoir à table et repenser, revivre, s’interroger sur tout ce magma expérientiel ce qui pouvait être utile, ce qui pouvait être contre-productif, ce qui était trop intime, ce qui était trop banal. Ces paroles sont autobiographiques et parlent de moments de la vie de chacun, même difficiles et douloureux ; Dans plusieurs des textes que nous présentons, cela n’est pas caché. C’est une raison de plus pour nous de trouver l’inspiration dans les paroles de ceux qui ont traversé la peur et ont su la transformer : nous trouvons ces histoires doublement valables parce qu’elles savent ne pas minimiser les émotions difficiles à vivre, celles qui nous font nous sentir faibles, et en même temps les partager, pour nous rappeler
 que nous pouvons être forts. Le fait même que ces camarades aient décidé d’écrire ces paroles pour nous signifie que, même à travers l’expérience de la prison, il est possible de trouver la force de l’affronter en nous-mêmes, avec nos idées et notre amour de la liberté.
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H 15:30 (Hall)

Présentation du livre Le Nichiliste Russe. Collana: La vita non attende (Les nihilistes russes. Collection: La vie n’attend pas) par Tremende Edizioni

Le principe fondamental du nihilisme proprement dit était l’individualisme absolu. C’était la négation, au nom de la liberté individuelle, de toutes les obligations imposées à l’individu par la société, par la famille, par la religion. Le nihilisme était une réaction passionnée et puissante, non pas contre le despotisme politique, mais contre le despotisme moral, qui pèse sur la vie privée et intime de l’individu.” 
de La Russia sotteranea, Syepniak S. (1882)
Vous pouvez nous persécuter tant que vous avez la force matérielle, mais nous avons la force morale, la puissance du progrès historique, la puissance des idées, et les idées ne peuvent pas être arrêtées par des baïonnettes. […] Si la société idéale dont nous rêvons pouvait se réaliser sans aucun soulèvement violent, nous serions heureux de toute notre âme. Je pense seulement que, dans certaines circonstances, la révolution violente est un mal inévitable.
Déclaration de Sof’ja Bardina au procès des Cinquante (1877)
Dans nos intentions, ce livre veut être la première contribution d’une recherche plus large, qui nous a fascinés, sur les événements des révolutionnaires russes entre la seconde moitié du XIXe siècle et le début du XXe siècle. Pour que le souvenir de leurs gestes ne reste pas un simple travail de célébration mais puisse donner matière à réflexion à ceux qui choisissent encore d’agir aujourd’hui, animés d’une idée sincère de liberté. Ce sont des histoires de femmes, des centaines, qui ont choisi de ne pas se plier au modèle que la société leur avait établi – d’abord de jeunes filles exemplaires, puis d’épouses dévouées et enfin de mères diligentes – pour refuser le privilège découlant de leur classe d’appartenance au nom d’une idée payée dans certains cas même de leur vie. Nous ne voulons pas les peindre comme des héroïnes ou les martyriser, mais seulement leur rendre la place qui leur revient.
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H 16:30 (Pub)

Présentation du livre No fuimos nosotros quien asesinamos a Puig Antich (Ce n’est pas nous qui avons assassiné Puig Antich) par Prometeo Ediciones.

Il y a cinquante ans, le 2 mars, la justice franquiste assassinait Salvador Puig Antich avec un ignoble garrot dans la prison « La Modelo » de Barcelone. Il avait vingt-six ans.
Nous insistons sur le fait qu’il ne suffit pas de se souvenir des camarades assassiné.e.s sans leur donner vie, car ce sont eux/elles qui nous poussent à continuer d’affronter le système qui les a tués. Les hommages ne servent à rien s’ils sont dépouillés de leurs actions et de leurs pensées, car ils doivent être accompagnés d’une mémoire vivante ; il ne sert à rien de faire défiler Puig Antich comme un saint tous les mois de mars, entouré du spectacle d’une procession remplie de spectateurs. Ce livre a été réalisé dans le but de faire connaître les expériences menées dans le cadre de la coordination des Groupes Autonomes Révolutionnaires Internationalistes (GARI), et d’approfondir leur intervention, qui visait à neutraliser les condamnations à mort que l’État franquiste promettait d’exécuter contre Oriol Solé Sugranyes et Josep Lluís Pons Llobet, anciens militants du Mouvement Ibérique de Libération (MIL). Le GARI n’a attendu rien ni personne pour se battre pour les camarades emprisonné.e.s. Au fur et à mesure de leur mobilisation, ils se sont dissipés, au sein des luttes, laissant derrière eux/elles un bon nombre d’actions dans différents pays (France, Italie, Suisse, Espagne) et de nombreuses réflexions sur leurs actions et leurs idées.
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H 18:00 (Hall)

L’EXTRACTIVISME: LA PIERRE ANGULAIRE DU CAPITALISME EUROPÉEN EN GUERRE

Discussion plénière autour de la contribution de la rédaction de la revue anarchiste Lahar 
Il existe de nombreux points de vue pour aborder la question de l’extractivisme, tous, d’ailleurs, étroitement liés les uns aux autres. Les matières premières sont, comme leur nom l’indique, d’une importance primordiale pour le maintien matériel de l’ordre capitaliste, et c’est pourquoi les intérêts économiques et de puissance les plus macroscopiques se jouent sur elles, les équilibres géopolitiques mondiaux, c’est pour la suprématie sur leur approvisionnement que se livrent les guerres commerciales et militaires. Pour cette raison, parler d’extraction des ressources peut être une bonne lentille pour lire les transformations économiques et sociopolitiques historiques en cours, un point de départ élémentaire à partir duquel essayer d’analyser des phénomènes mondiaux dont il est difficile d’avoir une vision globale.
L’aspect sur lequel se concentrera la partie analytique de ce débat serait l’interconnexion entre l’extractivisme et la guerre, une question brûlante d’actualité. À bien des égards, en fait, la rhétorique européenne qui teintait la nécessité d’une relance économique post-pandémique par l’électrification et la numérisation est maintenant passée au second plan, tout comme il n’y a plus de mystère de mettre la suprématie sur le contrôle des terres rares sur la table des négociations pour une paix armée. 
L’importance de la sécurité de l’approvisionnement en énergie et des matériaux définis (avec la terminologie de la guerre) comme critiques et stratégiques devient encore plus cruciale, une fois que le rêve néolibéral de la mondialisation et de la « paix » des marchés libres a été brisé, dans un monde qui se réarme pour redéfinir la division des sphères d’influence et des alliances mondiales. La deuxième partie du débat, après avoir esquissé ensemble une analyse de ce qui se passe et pourquoi, aujourd’hui plus que jamais, l’extraction de certaines matières premières est devenue d’une importance capitale, se concentrera plutôt sur la manière dont nous, en tant qu’anarchistes, pouvons nous positionner comme des obstacles à l’avancée de ce qu’on appelle la mégamachine.
Nous nous inspirerons des propositions, des actions et des campagnes de lutte de ces derniers temps dans divers lieux et contextes, dans le but de les faire dialoguer les uns avec les autres en vue d’un soutien mutuel sans limites et qui nous aide à orienter notre agir. Lutter contre l’extractivisme peut signifier, peut-être, tenter de coincer le tout premier rouage tangible de l’exploitation des êtres vivants, de la destruction des écosystèmes, du contrôle technologique… Cela peut signifier saper le pilier sur lequel repose un monde en guerre.
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DIMANCHE 
H 10

CARTES POSTALES D’EVASION

Atelier d’écriture aux prisonniers, gravure et impression de cartes postales avec des matériaux recyclés et de la linogravure.
Nous pensons qu’il est important de se réserver du temps et de l’espace pendant la foire pour se dédier à la création de contributions et de lettres à envoyer aux prisonniers. L’idée est d’une station ouverte avec du matériel disponible où chacun peut prendre un moment pour partager des discussions, des pensées et des images pour pouvoir sortir de l’isolement auquel ils aimeraient nous condamner. L’écriture est une pratique subversive à laquelle la censure est très facilement infligée et dont la réglementation est soumise au contrôle arbitraire de l’administration pénitentiaire; Nous pensons donc que nous assumons la responsabilité de la diffusion et de la collectivisation de l’information changeante sur la correspondance en prison. Il s’agit de fair passer derrière les barreaux toutes les initiatives qui nous impliquent, par le biais de lettres comme arme de solidarité et de moments d’évasion.
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H 10:30 (Hall) 

Désertion de la suprématie humaine, de l’anthropocentrisme et de la marchandisation du vivant : l’antispécisme s’inscrit dans une action et un vivre anarchiques

C’est par ces mots que nous voudrions introduire une discussion, non pas frontale,  basée sur les raisons pour lesquelles l’oppression systémique des espèces a presque disparu des coordonnées de la libération totale qui, Nous croyons que c’est l’objectif de la tension anarchiste. Certes, sous nos latitudes, la lutte antispéciste semble au moins mise de côté, sinon oubliée : nous espérons que c’est le moment de reprendre un débat nécessaire sur la théorie et la pratique anarcho-antispécistes.
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H 11:30 (Pub)

Toujours à nos côtés 

Une mort au combat est un appel éternel à la lutte 
Conversation avec des camarades du Fonds de Solidarité (Tameio) de Athènes à propos de Kyriakos Xymitiris, un camarade grec qui, dans la nuit du 31.10.24, a perdu la vie dans l’explosion d’un appartement dans le quartier d’Ambelokipoi à Athènes. Des mises à jour sur les prisonniers et sur l’opération répressive déclenchée à la suite de l’incident.
A suivre : Histoires et analyses avec des camarades grecx sur la situation actuelle du conflit social dans le pays hellénique après la catastrophe du train Tempi en 2023 : l’histoire d’un massacre, les dissimulations des enquêtes sur les responsabilités institutionnelles et corporatives dans l’accident et l’explosion de colère sur les places grecques.
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H 15:30 (Hall)

Transphobie et campagnes anti-genre : quelle origine? 

Quelle est la généalogie des discours transphobes et anti-genre qui, ces dernières années, se répandent de plus en plus dans le débat public et parfois même apparaissent dans des milieux proches du nôtre, en particulier chez ceux qui font une critique de la technologie de manière sectaire tout en perdant de vue la perspective d’une libération totale? Avec cette présentation, nous tenterons de retracer l’entrelacement complexe qui a conduit aux discours et politiques « anti-genre » et transphobes actuels, trouvant leur origine dans un secteur minoritaire du féminisme radical américain, en passant par les invectives du Vatican et les politiques colonisatrices des Églises évangéliques en Afrique, pour atteindre le chaudron de la désinformation des cercles conspirationnistes post-Covid et des agendas politiques actuels de l’extrême droite dans le monde.
Sans oublier qu’un certain écologisme, lorsqu’il ne se dote pas d’une analyse critique de concepts tels que ceux de « vie » ou de « nature », a toujours porté en lui le danger d’être confondu avec des positions sacralisantes et religieuses ou, au contraire, avec des positions biologistes et scientifiques.
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H 16:30 (Pub)

Présentation du roman: Assopirsi (S’assoupir) par l’auteur Giacomo Cortesi

Des histoires doivent être racontées

Les histoires sont l’écorce de la fantaisie qui lutte avec la cheminée qui dévore nos rêves, la cheminée de la réalité. Un personnage qui traverse les rêves comme le matin et le matin comme les rêves, en retournant tout, en partant d’une province non seulement géographique, mais existentielle, et en arrivant à une métropole de peintures par Sironi. Et pourquoi un anarchiste devrait-il s’intéresser à un tel livre? Pourquoi un anarchiste devrait-il écrire un roman comme celui-ci? Parce que l’anarchie, pour moi, au-delà et avant d’être une théorie, c’est l’impulsion de monter au-dessus du ciel et les mots peuvent se transformer en échelles pour approcher l’imaginaire et le submerger. Oui, des histoires doivent être racontées.
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H 18:00 (Hall)

Briser le fil noir du fascisme

Tissage d’idées, de pratiques et de complicité 

Si l’on considère ce qui est aujourd’hui la réalité d’une conscience de classe sans doute endormie, nous nous trouvons à constater la conquête d’une marge significative de consensus de la part des orateurs de nouvelles droites avec de connotations fascistes évidentes. En fait, pour satisfaire les nouveaux instincts anti-système du citoyen européen insatisfait, frustré par les politiques néolibérales des gouvernements de toutes couleurs, il y a des personnages qui spéculent sur la peur de la diversité et de l’appauvrissement et qui incarnent la crise d’un modèle démocratique qui semble enfin être à court de cartes ou, pour mieux dire, dépoussiérer les anciens axes de la pulsion autoritaire. Le fascisme, avec sa stupide exaltation du héros, avec ses conceptions du sang, du peuple, de la nation, sa vaine disponibilité à une vie soumise au commandement mais déguisée dans une fausse rébellion, risque aujourd’hui de sublimer ce qui reste du désir de libération et de rédemption.
Nous essaierons de nous éploucher à travers le temps et les assonances avec un dialogue à plusieurs voix, pour ramener au présent une analyse qui voit esquisser les éléments qui émergent, dans le passé comme aujourd’hui, dans le substrat de l’extrême droite: sa relation avec les aspects émotionnels et sentimentaux que le consumérisme capitaliste et la prédominance de la raison/technic laissent insatisfaits, le vide, le manque, le besoin insatisfait d’identité qui a été comblé par les traits particuliers de sa rhétorique comme, par exemple, le nationalisme ; Un phénomène complexe aux multiples évolutions dont nous parlerons avec quelques camarades du collectif éditorial Antipolitika, qui nous fourniront une analyse sur le sujet.
Les approches de l’antifascisme à l’ancienne, qui ont longtemps ignoré les aspects mentionnés ci-dessus en se concentrant uniquement sur les conditions économiques et la fonction répressive du fascisme, ne nous semblent pas suffisantes pour comprendre pleinement le phénomène de la montée fasciste et par conséquent se demander comment ramener l’anarchisme sur la table sous sa forme de perspective de subversion. Si nous pouvons etre d’accord pour reconnaître ce moment historique comme peut-être propice, pourquoi voyons-nous la présence et la mémoire du mouvement anarchiste s’éteindre au profit des forces de la réaction? Comment faire face, au sein de nos projects, à l’essor de la nouvelle droite?